giovedì 26 febbraio 2015



La motivazione etica
La maggior parte dei vegetariani afferma di aver rinunciato alla carne perché ritiene che non sia etico uccidere gli animali per cibarsene. In generale queste persone prestano molta attenzione anche al modo in cui vengono prodotti i derivati animali (come le uova o il latte), preferendo fonti che garantiscano un trattamento equo negli allevamenti. Spesso rinunciano anche alle scarpe e agli accessori in cuoio.
La motivazione salutistica
Molte persone abbracciano la dieta vegetariana nella convinzione che si tratti del modo più sano di mangiare. Non sempre fanno la loro scelta sulla base di dati scientificamente validi, ma si tratta in ogni caso di individui dai comportamenti particolarmente virtuosi in termini di salute, seppure spesso scettici nei confronti della medicina scientifica. Il rischio, in questi casi, è di non dare abbastanza peso al parere dei medici in caso di carenze.
La motivazione ambientalista
È l'ultima arrivata, ma pare anche una delle più fondate. Produrre carne ha infatti un impatto ambientale importante, sia in termine di emissione di gas serra sia in termini di consumo di cereali. Per nutrire gli animali da carne, infatti, si utilizza il 35 per cento dell'intera produzione mondiale di cereali (i dati sono quelli della FAO, l'Organizzazione per il cibo e l'agricoltura dell'ONU).


Nutrizionista: è un termine che, in origine, fu utilizzato dai Biologi che ottenevano il diploma universitario post-laurea di “specialista in Scienza dell’Alimentazione” con indirizzo nutrizionistico (e, quindi, per estensione del termine, “nutrizionista”).
Attualmente, il termine viene utilizzato, per prassi, solo per Biologi e Medici che occupandosi di alimentazione e nutrizione vengono indicati come Biologo-Nutrizionista e come Medico Nutrizionista o Nutrizionista clinico.


Ricerca shock australiana: “Due fumatori su tre moriranno per colpa delle sigarette. E vivranno 10 anni di meno di chi non fuma”
E' il primo studio a determinare l'impatto effettivo del fumo sulla mortalità. Sotto osservazione più di 200mila persone. Il rischio di morte prematura è triplicato rispetto a chi non ha mai fumato. Anche fumare appena dieci sigarette al giorno raddoppia il rischio di mortalità, mentre consumarne un pacchetto al giorno fa aumentare questo rischio di 4-5 volte

25 FEB - Due fumatori su tre moriranno di sigaretta. A stabilirlo è un ampio studio australiano condotto su oltre 200 mila persone e pubblicato su BMC Medicine. Si tratta del primo studio in assoluto a determinare l’impatto del vizio delle bionde sulla mortalità. E le cifre sono impressionanti.